Specchio marino: l’unione uomo-mare nella poesia di Baudelaire

All’interno della raccolta Les Fleurs du Mal pubblicata a Parigi nel 1857, Charles Baudelaire attraverso la poesia L’uomo e il mare regala una suggestiva immagine di fusione tra anima e onda.

Baudelaire nella sua poesia trasforma il mare in uno specchio d’anima e decide di farvi riflettere l’essenza dell’uomo. La frase di apertura «Homme libre» (“uomo libero”) [1] grida fin da subito il connubio tra l’espressione massima dell’emancipazione e il moto infinito della massa acquatica. Il protagonista anonimo e – probabilmente – generico si identifica attraverso diverse similitudini con il colosso dell’acqua, dalla sua superficie liscia e cristallina fino agli oscuri abissi dove si celano i più reconditi segreti e dolori di una vita. L’autore cita appunto gli «abimes» (“abissi”) [2], luogo più profondo e buio, talvolta spaventoso, del mare, quasi a sottolineare l’ignota dimensione dell’animo umano.

La seconda strofe si indirizza all’uomo in generale e nelle parole a seguire si parla di tuffi. L’idea è quella dell’essere umano che viene avvolto dall’acqua non solo a livello fisico, ma anche puramente emotivo: la freschezza e il travolgimento delle onde accarezzano con dolcezza la natura di chi vi si immerge. La purezza dell’acqua non è altro che il raggiungimento in estasi dell’individualità completa. Il suono del mare, così intenso e inafferrabile, blocca i pensieri dell’uomo, quasi a fermare ogni lamento e paura. Di fronte alla sublime bellezza della Natura il tempo e la voce si fermano.

Nella terza strofe viene ripreso il concetto prima anticipato, che lega assieme abisso e segreti: nel cuore dell’uomo sono nascosti tesori e silenzi inconfessabili, così come il fondo marino custodisce gelosamente storie mai conosciute appieno.

L’ultima strofe, quasi simile ad un inno nella sua scrittura, celebra la forza delle onde e dell’animo umano. Mare e uomo sono intrepidi battaglieri che hanno vissuto ogni tipo di lotta, non temono la guerra ma anzi la bramano. I «frères implacable» [3] sono così unificati dalle somiglianze da trovare modo di far riflettere l’immagine di uno in quella dell’altro, fino all’unione complementare finale.

Manuela Spinelli


[1], C. Baudelaire, L’Homme e la Mer, in Les Fleurs du Mal , Parigi, Auguste Poulet-Malassis, 1857, v. 1.
[2] Ibidem, v. 10.
[3] Ibidem, v. 16.

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