New York come una volta: Central Park In The Dark di Charles Ives

Fotografia di Filippo Ilderico © Filippo Ilderico
Fotografia di Filippo Ilderico

Direttore di una compagnia assicurativa nella vita reale, compositore per passione, un ragazzo di campagna costretto a lunghe trasferte nelle caotiche metropoli per lavoro: Charles Ives non fu solo il pioniere della musica americana ma anche un inconsapevole profeta della Nuova Musica.

Come per tutti i primi pionieri americani l’animo di Ives fu in bilico fra due mondi, fra il rassicurante spazio della tradizione e l’inesplorato ma affascinante territorio della sperimentazione. Suo malgrado si ritrovò lanciato in un mondo sociale che cresceva a ritmo vertiginoso: la velocità con cui il profilo di Manhattan si arricchiva di nuove svettanti architetture era pari all’inarrestabile forza con cui uno stato prevalentemente agricolo e legato alla natura si trasformava in una potenza industriale. Per Ives rimase sempre forte l’esigenza di un contatto con la natura, sull’onda del pensiero di Emerson e del Trascendentalismo americano. Era un bambino cresciuto nei grandi spazi americani e l’anelito alla libertà e alla natura non si estinse mai ma venne ricercato attraverso la musica.

Central Park In The Dark è il manifesto di questa tendenza interiore di Ives. Il brano descrive i suoni e le sensazioni che possono essere percepite sedendo in una calda sera d’estate su una panchina di Central Park a New York. Tuttavia il paesaggio sonoro creato da Ives ha poco a che vedere con il roboante caos metropolitano: niente traffico, nessun clacson, nessuna sirena. Ives scrisse questo pezzo nel 1906 prima che la macchina e la radio monopolizzassero la terra e l’aria: quello che il compositore ci restituisce è il ricordo di un mondo che non esiste più, dove l’ambiente sociale della città e l’incontaminata purezza della natura si incontrano e si scontrano rimanendo sempre in armonia.

Il brano si apre con degli accordi in pianissimo affidati agli archi che ritornano per tutto il brano. Questi strumenti rappresentano la notte e il silenzio dell’oscurità ma anche la dimensione del ricordo. Poco a poco Ives giustappone le diverse sezioni orchestrali evocando diversi eventi sonori: rumori provenienti dal Casinò nel parco, cantanti di strada, una sfilata serale, il canto degli uccelli notturni fino all’irrompere di una battaglia fra pianoforti e successivamente di una banda militare in un tumultuoso crescendo. Raggiunto l’apice della sonorità l’atmosfera si placa, rimangono solo gli archi che svaniscono poco a poco, come un ricordo.

La tecnica composita usata da Ives in questo pezzo è molto complessa. La texture armonica è volutamente non tonale e il contrappunto è estremamente libero, non c’è alcuna volontà di far convivere gli eventi melodici fra di loro ma un semplice accumulo di spunti in una magmatica eterofonia. Fittissimo è l’uso delle citazioni che vengono distorte e straniate proprio perché affidate alla dimensione della memoria: vengono ripresi elementi folklorici, canti popolari, canzoni religiose, melodie jazz e ragtime. Così come le melodie si sovrappongono, i ritmi si intrecciano creando un’intricata poliritmia.

Nella composizione il parco, seppur popolato da elementi naturali, rimane un fenomeno urbano. È l’estremo tentativo dell’uomo di organizzare la natura piegandola ai propri fini e portandola in città. Allo stesso tempo però per Ives Central Park diventa quello che per Thoreau era il lago Walden, un luogo in cui ritirarsi per contemplare la natura ma sul cui sfondo rimane pur sempre l’impronta antropica. Nella città è l’unico luogo rimasto che può soddisfare la natura contemplativa dell’autore ma la cui fragilità rimane evidente, seppur nella calma poco a poco il caos emerge diventando il protagonista della scena. Questo è il paradosso che ci consegna la composizione di Ives: la città e la natura come dimensioni complementari ma che si autoescludono allo stesso tempo.

Mattia Sonzogni

Add a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *