La città nella nebbia

© Filippo Ilderico, 30 dicembre 2018
Fotografia di Elena Sofia Ricci

Avechot è stata dimenticata, ma anche i suoi abitanti si sono fatti dimenticare per sentirsi più sicuri, forse. Ecco, però, che il lupo cattivo arriva  proprio da dove non se lo aspettava nessuno.

La ragazza nella nebbia è un film italiano del 2017 tratto dall’omonimo romanzo di Donato Carrisi che si è poi cimentato anche nel ruolo di regista per la prima volta, vincendo il premio David di Donatello come miglior regista esordiente e il Globo d’oro per la miglior sceneggiatura originale nell’anno successivo. Il film è un thriller ambientato nella cittadina immaginaria di Avechot: una località situata in una valle dell’Italia del Nord, una volta fiorente grazie al turismo.

Due giorni prima di Natale, appena uscita di casa, scompare Anna Lou, una ragazza adolescente figlia di una famiglia molto religiosa che segue le regole ferree di una confraternita cattolica fondata dai cittadini.

Nella valle arriva l’investigatore Vogel (Toni Servillo), un agente preciso, cinico e famoso per lavorare ai suoi casi attraverso i media. L’investigatore fa subito un’analisi accorta del luogo in cui si trova: una cittadina dimenticata nella nebbia in mezzo a una valle, chiusa dai suoi abitanti che si sono raccolti in una cosiddetta confraternita per cercare la salvezza eterna, lontani dai peccati del mondo esterno. Avechot non può neanche essere localizzata durante il film: nessuno dei personaggi nomina infatti una località vicina o la regione in cui si trova. Non esiste nemmeno la concezione della città, dell’Italia fuori, del mondo oltre alle montagne tanto familiari e a quella strada statale, che sembra un sentiero verso l’ignoto e la perdizione.

All’inizio del film Vogel visita la casa di Anna Lou per parlare con i genitori e saperne di più sulla vita e sulla abitudini della ragazza. Appena uscito dalla loro casa, esattamente dove si pensa che sia avvenuto il rapimento, l’investigatore prova a battere le mani e nel giro di pochi secondi attira l’attenzione di quasi tutto il vicinato. A questo punto conclude che se Anna Lou fosse stata aggredita da uno sconosciuto avrebbe probabilmente urlato e qualcuno l’avrebbe sicuramente sentita. Il rapitore è un abitante di Avechot.

Nella cittadina le persone si conoscono da sempre e nessuno potrebbe mai sospettare di un proprio concittadino. Qualcuno che come loro si era rintanato tra quelle montagne non poteva essere il mostro che sembrava volersene nutrire ora. Tuttavia, più del rapitore della piccola, innocente Anna Lou, i veri nemici degli abitanti di Avechot sembrano essere i media. Media sfrontati, bugiardi, approfittatori. Media peccatori. La valle nebbiosa e solitaria viene invasa dagli elicotteri, dalle camionette del telegiornale, dalle telecamere e da personaggi insidiosi e sfruttatori come la giornalista Stella Honer, complice in qualche modo di Vogel nel suo lavoro di indagine mediatico, ma comunque mai affidabile nemmeno agli occhi dell’investigatore.

Una scena chiave per questa lettura del film è il momento in cui Stella, per ordine di Vogel, lascia davanti alla casa della famiglia di Anna Lou un gatto di peluche, animale amato dalla ragazzina, creando in quel luogo un flusso di persone che portano doni alla ragazza nella speranza del suo ritorno, dando così conforto alla famiglia. L’investigatore e i suoi agenti ne approfittano per scovare comportamenti sospetti tra la folla.

La nebbia, il rumore degli scarponcini sulla terra e le montagne innevate sono i veri protagonisti di questo film. Anche loro, come il rapitore di Anna Lou, hanno trovato il loro nascondiglio alla luce del giorno, davanti agli occhi di tutti.

Come esprime l’investigatore Vogel alla fine della vicenda con parole lucide, ma che fanno trasparire un’ossessione macabra per Avechot, che quasi diventa ai suoi occhi un luogo della perdizione, gli abitanti di questa cittadina si erano nascosti nella loro valle, credendosi al riparo dal male, ma nel profondo nutrivano il sospetto che il male fosse sempre stato in mezzo a loro.

Nel film di Carrisi la città invisibile di Avechot diventa visibile grazie al male, trasmesso su tutti i telegiornali, che prima si nascondeva nella nebbia.

Elena Marras

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