Una passeggiata tra isole romane di bellezza e poesia

Una guida vagabonda per perdersi nella città eterna in lunghi vagabondaggi. La Roma raccontata da Marco Lodoli in Isole (Einaudi, 2005) e Nuove isole (Einaudi, 2014) non la si trova nelle guide turistiche: è la Roma dei luoghi nascosti, quelli in cui ci si rifugia dal tran tran quotidiano di una città spesso troppo rumorosa e caotica. 

Nel 1952 Roma è in fibrillazione: nel mese di giugno cominceranno le riprese di Vacanze romane di William Wyler. Audrey Hepburn, fragile e aristocratica, nel film va alla scoperta di Roma e della libertà entrando nell’immaginario collettivo. «Roma, senz’altro» è la risposta che dà il suo personaggio, la principessa Anne, quando le chiedono quale città preferisca.

Roma, senz’altro, è da preferire. È la capitale degli artisti e degli scrittori tra la povertà estrema dei primi anni Cinquanta, «il furore della Neoavanguardia nei Sessanta, il decadimento dei primi anni Settanta, gli odi politico-artistici e le storie d’amore furibonde, la Dolce Vita e le amarissime derive» [1].

Ma Roma è anche altro: sottolinearne la bellezza sarebbe banale, come anche evidenziarne i punti deboli. Roma è una giungla, quello sì, ma, prendendo spunto da una delle frasi più famose di Marcello Rubini, il protagonista della Dolce vita, Roma piace, piace tantissimo.

Tanti, troppi, infiniti sono i libri che parlano della città eterna: romanzi, raccolte di racconti, ma anche guide turistiche, dalle classiche alle più particolari, da quelle che seguono i percorsi letterari di grandi scrittori del Novecento a quelle enogastronomiche, da quelle dedicate ai bambini a quelle di dubbio gusto da titoli spesso imbarazzanti costituiti da elenchi di cose che devi fare prima di morire.

Nel 2005 Einaudi pubblica un libro di Marco Lodoli, romano di nascita, classe 1956. Il titolo del suo libro è Isole e il sottotitolo, accattivante nella sua semplicità, recita «Guida vagabonda di Roma».

«Questa guida vagabonda vuole indicare isole romane di bellezza e poesia: una piazza, un albero, un quadro, un bar di periferia, una strada secondaria. Isole ritagliate nel corpo delle città, luoghi preziosi circondati dall’oceano frenetico della distrazione» [2].

Difficile definire un’etichetta di genere per questa opera così originale. Non è un romanzo, ovviamente, ma non è neanche una serie di racconti. Esercizi di stile? Forse sì, ma non nell’accezione legata alla letteratura italiana degli anni Trenta o Quaranta. Ma conviene non soffermarsi nel cercare di definire il libro, si rischierebbe di perderne la bellezza.

Una cosa è certa: non si è di fronte ad una guida turistica. Mancano immagini, indirizzi, contatti e, soprattutto, una carta geografica. L’idea di questo libro, infatti, è quella di intraprendere non tanto un viaggio, quanto un vagabondaggio che però non prende in considerazione i soliti monumenti, quelli che hanno reso Roma famosa in tutto il mondo. No, in questa passeggiata i luoghi che vengono descritti sono luoghi poco noti, ma sono cari all’autore. La parola d’ordine è solo una: girovagare. Anzi, scantonare.

«Scantonare, ecco cosa ci piace fare: fuggire via dalla pazza folla e imboccare un vicolo a caso, gettare l’occhio in un cortile, frugare tra le pietre della città alla ricerca di un’isola nascosta». [3]

Dato il successo di Isole, nove anni dopo, sempre per Einaudi, Lodoli pubblica Nuove Isole: un libro diverso, certo, con nuovi percorsi, nuovi pensieri e nuove strade, ma che conserva del primo libro l’interesse per il vagabondaggio, per la passeggiata senza meta, quelle in cui si cerca un attimo di pace e di tranquillità «in mezzo alla macina del giorno». [4]

La Roma di Lodoli viene raccontata, e soprattutto vista, da un occhio di chi la città la conosce: qualora si decidesse di leggere questa guida, di seguire i tragitti e i percorsi consigliati, si intraprenderebbe un viaggio che stupisce, che spinge a muoversi per andare alla scoperta di realtà di cui, in molti casi, si ignorava l’esistenza. Chiese poco note ai più, scorci sul Tevere, vicoli spesso non calcolati dalle masse di turisti ma che in realtà rappresentano una Roma più nascosta e a volte più sincera. 

Roma è una città che viene raccontata nelle sue bellezze seppur poco note, dal «cancello più straordinario di Roma» davanti a Santa Croce in Gerusalemme fino al bar di periferia dove poter mangiare il miglior cornetto alla crema. Ma i percorsi di Lodoli si fermano anche sul degrado della città, quello che purtroppo emerge negli ultimi periodi. Ecco quindi che con amarezza Lodoli tratteggia l’abbandono di Villa Aldobrandini, un verde gioiello ridotto «all’ultimo giardinetto della periferia, il più maltrattato». [5]

Girovagando, Marco Lodoli mostra tutto il suo amore per la città e trasmette il grande desiderio di non lasciare che il caos sommerga la sua bellezza.

Chiese, affreschi, viali, monumenti, ristoranti e anche alberi: «Vorrei proprio essere lì per ritrovare da capo il mio stupore nei vostri occhi, per ascoltare i vostri commenti sbalorditi, per godermi la vostra meraviglia davanti a un albero senza uguali». [6]

In poche pagine l’autore accompagna il lettore-turista in una Roma particolare, quasi sconosciuta e affascinante come poche altre volte. Alcuni luoghi sono anche quelli cari a Rilke, a Carlo Levi, a Matilde Serao e a Pier Paolo Pasolini, descritti con continui rimandi alla letteratura.

Lodoli girovaga per la città eterna naso per aria, lasciandosi stregare da piccole magie cittadine, da isole di pace e di tranquillità. È anche questa, forse, la «dolce vita», e bisogna saper fermare il tempo e osservare con attenzione ciò che la città può offrirci. Roma, «un po’ madre e un po’ zoccola, generosa nell’accogliere tra le tette dei suoi colli figli e figliastri» [7] è raccontata in maniera intima e quasi privata in una guida turistica che corrobora la bellezza contraddittoria della città eterna.  

Alessandro Crea


[1] S. Petrignani, “Addio a Roma”, Neri Pozza Editore, Vicenza, 2013.
[2] M. Lodoli, “Isole. Guida vagabonda di Roma”, Einaudi, Torino, 2005.
[3] Ivi, p. 3.
[4] M. Lodoli, “Nuove Isole”, Einaudi, Torino, 2014, p. 4.
[5] M. Lodoli, “Isole”, cit., p. 36.
[6] Ivi, p. 40.
[7] Ivi, p. 31.

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