Paure e scoperte di sé in un romanzo di formazione di Stephen King

Disegno di Giulia Pedone per l'articolo di Alessandro Crea, Paure e scoperte di sé in un romanzo di formazione di Stephen King.
Disegno di Giulia Pedone

«The Body» è un romanzo di Stephen King che racconta la storia di quattro giovani ragazzi che intraprendono un percorso alla ricerca di avventura e di riscatto, non privo di difficoltà e di paure. È la strada obbligata verso la scoperta di sé: ieri come oggi.

1960, Castle Rock, Maine, USA. Chi conosce le storie del Re – così, in Italia, viene chiamato King dai suoi lettori più fedeli – sa che Castle Rock è la cittadina immaginaria creata dallo scrittore americano per ambientare molte delle sue storie. È questo il luogo in cui vive Gordon Lachance, il protagonista, o meglio, uno dei protagonisti, di The Body, un romanzo breve di Stephen King del 1982 ora contenuto nella raccolta Le stagioni diverse(Sperling & Kupfer, 2013).

Gordon vive l’estate dei suoi dodici anni anni insieme agli amici di sempre: Chris ChambersTeddy Duchamp e Vern Tessio. I quattro ragazzi trascorrono il loro tempo in una casa costruita su un olmo, giocando a carte o leggendo le prime riviste e fumetti che iniziano a diffondersi negli anni Sessanta, mentre le radio sono invase da Stand by me di B. E. King e da altri pezzi che diventeranno manifesti di una generazione. Sono migliori amici e, nell’explicit del romanzo, in seguito alla loro avventura viene sottolineato come il loro forte legame sia stato, infatti, fondamentale nell’ordito narrativo di King e di conseguenza nella vicenda che li vede protagonisti:

Non ho mai più avuto amici, in seguito, come quelli che avevo a dodici anni. E voi? [1]

Il romanzo racconta di un’avventura che quattro ragazzi decidono di intraprendere al termine dell’estate. Un pomeriggio Vern racconta di aver sentito suo fratello maggiore Billy parlare di Ray Brower, un loro coetaneo uscito in cerca di mirtilli e mai più tornato a casa. Pare che giaccia privo di vita a Back Harlow Road e che Billy non voglia andare a denunciare il ritrovamento perché lo ha trovato mentre scorrazzava a bordo di una macchina rubata.

Così Chris e gli amici decidono di andare a vedere il corpo e prendersi il merito del ritrovamento: ecco che inizia il loro cammino lungo il tracciato della ferrovia. 

Da un punto di vista della morfologia di genere, il romanzo di King si ascrive pienamente alla tipologia del Bildungsroman, il romanzo di formazione. La grande forza del romanzo va individuata nei protagonisti, che da un punto di vista narratologico creano un sistema dei personaggi con una forte struttura, dove ognuno assolve ad una funzione specifica caratteristica della morfologia di genere della Bildung. I personaggi, in poche parole, sono complementari tra di loro.

Uno dei primi elementi di rilevante importanza ai fini della delineazione morfologica-strutturale del racconto è sicuramente l’indicazione anagrafica, esplicitata nel patto narrativo:

Avevo dodici anni – quasi tredici – la prima volta che vidi un essere umano morto. Successe nel 1960, tanto tempo fa… anche se a volte non mi pare così lontano. Soprattutto la notte quando mi sveglio da quei sogni in cui la grandine cade nei suoi occhi aperti. [2]

Ecco sottolineata, fin da subito, la condizione liminare dei protagonisti, tra il non più e il non ancora: un’età che non è più quella dell’infanzia felice ma non è ancora quella dell’adolescenza vera e propria. 

Questa situazione è resa ancora più esplicita dall’individuazione di un cronotopo narrativo nel quale tutta la vicenda si sviluppa: quello legato all’estate, al periodo di vacanza. L’estate è il momento della libertà, della spensieratezza – infatti i protagonisti la passano giocando e divertendosi tutto il tempo – ed è ancora il periodo in cui va in pausa tutto quello che durante l’anno può recare stress e malumore, in primisla scuola. L’estate, però, è anche il periodo che precede un nuovo inizio: il romanzo di formazione non può che prendere avvio da questo momento. La fine dell’estate è, nel romanzo, il momento antecedente ad nuovo capitolo della vita che, nel caso dei ragazzi di Castle Rock, corrisponde all’adolescenza.

I ragazzi coetanei decidono di intraprendere il viaggio anche perché alla ricerca di un riscatto, in una società in cui tutti tutti e quattro sono più soli di quanto non vogliano ammettere a loro stessi.

Gordie soffre per l’indifferenza che da sempre sente di ricevere dai genitori, i quali vivono nel dolore per aver perduto il proprio figlio prediletto di nome Denny. Il ragazzino vorrebbe che i suoi si accorgessero di lui. È un ragazzo sensibile, osservatore e riflessivo: ha il sogno di diventare scrittore.

Chris vive in una famiglia ai margini con un padre ubriacone. Per gli abitanti di Castle Rock è un buono a nulla, un ladro. Sogna di andarsene per scrollarsi di dosso pregiudizi e miseria.  

Vern è un ragazzino cicciottello e fifone, forse il più tranquillo del gruppo. Un ragazzo solo, bullizzato dal fratello ed è spesso con i suoi amici, ma ha un carattere meno avventuroso rispetto agli altri componenti della banda. 

E poi, per ultimo, Teddy; incosciente e temerario. Ha un orecchio ustionato poiché il padre, spesso ubriaco e con atttacchi d’ira, un giorno glielo mise contro una stufa.

Un altro elemento che accomuna i ragazzi è sicuramente una situazione familiare non felice. Caratteristica principe del romanzo di formazione novecentesco è proprio il contrasto non tanto con l’ambiente circostante quanto piuttosto con la famiglia, un microcosmo che riflette il macrocosmo della società.  

E così comincia la loro avventura. Uscirà la loro personalità, ma anche le paure, gli incubi personali, i punti deboli, la simpatia, la sensibilità in un viaggio che rafforzerà la loro amicizia e, insieme, la scoperta del proprio io.

Emerge nel racconto il legame tra Gordie e Chris. I due ragazzi si stimano e si vogliono bene; Gordie vede Chris come il leader del gruppetto, il duro della situazione; ma un duro capace di comprendere e ascoltare.

Chris, da parte sua, vede Gordie come un amico in grado di accettare e rispettare proprio lui, un reietto della società, il figlio di un ubriacone; Chris sa che Gordie crede in lui e crede che possa farcela, che possa riuscire ad essere qualcuno nonostante lo squallore che lo circonda. È su questo rapporto che si chiude il romanzo: Chris saluta Gordie andando verso il suo futuro incerto, con la voglia di nuove scoperte e con un sorriso tipico di quell’«età difficile» dove nonostante tutto c’è la voglia di non abbattersi.

Tornando alla storia raccontata da King, i quattro ragazzi iniziano il loro cammino lungo il tracciato della ferrovia. Proseguono a piedi lungo un ponte che, in quel momento, raffigura sì la strada più breve per raggiungere la meta, ma anche la rappresentazione dell’età in cui vivono. 

La storia, fatta di avventure ed errori tipici dell’esuberanza infantile – come ad esempio quello di non portare cibo –, prosegue e i ragazzi trovano il corpo. Ma c’è un altro ostacolo.

Sul posto ci sono anche i fratelli maggiori di Vern e Chris con altri amici della gang dei Cobras, pronti a far fuori «i piccoli». La situazione è quasi prossima alla tragedia finché Chris estrae la pistola che ha rubato al padre ubriaco e minaccia Ace Merrill, il capo della gang. La gang si ritira, ma Ace promette vendetta. E così sarà: Ace romperà il naso a Gordon, il fratello di Chris romperà il braccio a Chris e gli altri due verranno malmenati.

Già dall’estate successiva le loro vite si divideranno. Teddy e Vern si allontaneranno dagli altri; Gordon e Chris frequenteranno le scuole superiori.

La maturità dei ragazzi si verifica nella scelta di rivelare la posizione del cadavere con una chiamata anonima. È passata l’idea molto infantile di apparire sui giornali, in televisione, e di diventare famosi.
Il finale del romanzo, tuttavia, è molto amaro. 

Nessuno dei ragazzi vivrà a lungo; Vern morirà in un incendio; Teddy, dopo una vita tra alcool e droga, morirà in un incidente d’auto e Chris, che si era anche laureato, morirà accoltellato in un bar.

La notizia di questo omicidio costituisce il vero incipit del racconto: Gordie, avendola letta sul giornale, decide di ripercorrere la vicenda di quell’estate lontana in cui lui e i suoi amici persero l’innocenza e di raccontarla. D’altronde, è uno scrittore. Ha realizzato il suo sogno.

Il romanzo, pur essendo diventato un cult della propria generazione, ha la forza di essere quasi slegato dal suo tempo ed è difatti possibile leggere le vicende dei Goonies [3] di Castle Rock anche nella nostra contemporaneità. E chissà, forse con occhi non troppo diversi.

Stephen King, in un piccolo capolavoro di narrativa americana, riesce a rappresentare con forza delle grandi paure di tutti i ragazzi di oggi: la famiglia, spesso troppo distante per capire ciò che passa nella testa di un giovane adulto, la paura dei propri limiti, delle proprie debolezze e il confronto con la morte.

Una delle tematiche più contemporanee è sicuramente il bullismo, un fenomeno in costante crescita nella società attuale e con il quale migliaia di ragazzi si devono scontrare quotidianamente. King, con il racconto pubblicato nel 1982, è riuscito a raccontare una vera paura dei più giovani. Spesso, soprattutto nella contemporaneità, non si ha più paura dei cani rabbiosi, dei pagliacci delle fogne, delle ragazze assatanate [4], ma, piuttosto, della società stessa, dell’incontro con l’altro, con la morte, con i bulli, con la propria diversità che spesso non viene accettata. Ecco allora che con quattro personaggi diversi tra di loro ma allo stesso tempo affini, il Re ha mostrato con fulgida evidenza come i veri mostri non si nascondano negli armadi ma nel cuore delle persone.  

Alessandro Crea


[1] S. King, Il corpo, in Stagioni diverse, Sperling Paperback, p. 498. Si cita dall’edizione del 1996.
[2] S. King, Op. cit, p. 340.
[3] Il riferimento è a The Goonies, il film del 1985 di Richard Donner che racconta le avventure di alcuni ragazzi alla ricerca di un tesoro. Tra l’altro Clark, uno dei protagonisti, è interpretato da Corey Feldman, che compare nei panni di Teddy Duchamp in Stand by me – Ricordo di un’estate(1986) di Rob Rainer, tratto dal racconto di Stephen King.
[4] Il riferimento è a tre dei più celebri personaggi di Stephen King.

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