Paradise Lost in Translation

Lost in Translation è un film del 2003 scritto e diretto da Sofia Coppola, interpretato da Scarlett Johansson (Charlotte) e Bill Murray (Bob Harris). Questa commedia racconta con incredibile semplicità e delicatezza le difficoltà di due matrimoni, uno appena iniziato e già sfiorito, l’altro più maturo e che da troppo tempo non vede un momento di serenità.

Charlotte è una giovane donna – colta, da poco sposata e laureata in filosofia – che vaga per il mondo al seguito del marito, un fotografo di moda. Questa volta la coppia si trova a Tokyo e Charlotte occupa le sue lunghe giornate libere girando da sola per la città, frequentando corsi di origami tenuti nel suo hotel e guardando fuori dalla finestra della camera che avrebbe dovuto condividere col marito. È persa in una città troppo grande per una persona sola [1].

Bob Harris è una star di Hollywood, ormai in declino, che si trova a Tokyo per girare lo spot di un whiskey giapponese con un regista sopra le righe e una traduttrice di una comica incompetenza. Spera di riuscire a tornare in California al più presto possibile, ma viene trattenuto più del previsto; è così che nel suo hotel incontra Charlotte, che è, come lui, in cerca di qualcosa che dia senso alle sue giornate. [2]

I due si ritrovano persi di nuovo in quest’enorme città, ma sono insieme e si divertono come non succedeva da diverso tempo a nessuno dei due. Non parlano della loro vita personale, eppure si intendono alla perfezione e si trovano sempre in sintonia. Non hanno bisogno di dirselo, che sono entrambi stanchi dei loro matrimoni e che era da troppo tempo che non si sentivano così liberi con qualcuno. Nemmeno all’amica del cuore, quando la chiama al telefono, Charlotte riesce a spiegare cosa sta passando e come non si sente più innamorata di una persona completamente diversa da lei, che non la sa capire e che confonde la sua sincerità e timidezza per presunzione e arroganza. Bob invece capisce perfettamente, senza bisogno che lei gliene parli.

Bob è il tipo di padre che si dimentica dei compleanni dei figli e che non riesce mai ad andare alle loro recite, e il tipo di marito la cui moglie non si arrabbia nemmeno più perché tanto ormai ha imparato a gestire la vita familiare da sola e ha rinunciato alla speranza che lui possa cambiare. Lui lo sa, si sente in colpa, eppure ancora non riesce a capacitarsi di come in un batter d’occhio sia passato dall’essere ventenne e felice, appena sposato, innamorato, famoso e con tutta la vita davanti all’essere un attore ormai alla fine della sua carriera, con un matrimonio infelice e dei figli che non vogliono nemmeno parlargli al telefono.

La Coppola racconta la desolazione di entrambi i personaggi prima che si incontrino nella dispersiva Tokyo: girare e vivere in un città sconosciuta, con una cultura e lingua sconosciute sentendosi completamente abbandonati a se stessi, quando si avrebbe voluto avere qualcuno al proprio fianco, non come guida, ma come compagno.

Questa sensazione di disorientamento e instabilità è una perfetta metafora per descrivere il matrimonio di Charlotte: lei pensava di volere qualcosa, pensava di voler andare a Tokyo e pensava di essere innamorata, ma una volta trovatasi dall’altra parte del mondo, da sola e sposata a un uomo con cui non ha niente in comune, se non l’età, si ritrova spaesata. La persona che pensava essere l’uomo della sua vita si rivela un completo sconosciuto. Charlotte è prigioniera di se stessa in una relazione morta, proprio come il suo nuovo compagno, ed è per questo che entrambi hanno bisogno della complicità di qualcuno per sfuggire alla desolazione, come suggerisce Bob stesso quando le parla una delle prime volte, dicendole che sta escogitando un piano per scappare da Tokyo e che sta cercando un complice.

La sensazione di disorientamento provata dai protagonisti si può ritrovare nel titolo: lost in traslation è un’espressione inglese usata per riferirsi a quando, nella traduzione di un testo da una lingua a un’altra, si perde qualcosa del significato originale e, anche se può sembrare di poca importanza inizialmente, si scopre poi che ogni parola è fondamentale [3].
I difetti e le diversità tra Charlotte e suo marito, che lei aveva ignorato, dandogli poca importanza, si rivelano poi più grandi di quanto pensasse. Il matrimonio che pensava sarebbe stato il suo paradiso si rivela una prigione, ma con l’aiuto di un complice, forse, può riuscire a fuggire.

Elena Marras

[1] https://www.theguardian.com/film/filmblog/2014/aug/01/why-i-would-like-to-be-scarlett-johansson-lost-in-translation
[2] https://www.theguardian.com/film/2010/oct/16/lost-translation-romance-film
[3] https://www.urbandictionary.com/define.php?term=Lost%20In%20Translation



Add a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *