Si può inventare un colore?

Yves Klein, nato a Nizza da due pittori, nel 1956 crea “la più perfetta espressione del blu” che passa alla storia come IKB: International Blu Klein. Un colore che diviene espressione del tutto e dell’infinito, ad opera di un uomo che in soli trentaquattro anni di vita lascia un segno profondo nelle Avanguardie del secondo Novecento.

L’apice del breve ma intenso percorso di Klein consiste nel brevettare un colore che assume il valore totale dell’opera d’arte: questa diviene colore. L’artista si convince presto, infatti, che la monocromia rappresenta l’esito ultimo dell’arte e che il colore possa avere valore per sé. Comincia così a dipingere monocromi – ne realizza più di mille in soli 7 anni – e li firma “Yves le Monochrome” annullando così la sua figura e identità di artista nel colore stesso: il suo cognome sparisce dentro la parola francese che indica l’unicità della tinta.

Come però l’arte arriva a diventare solo colore? E perché proprio il blu?

La profondità del cielo è blu e così anche quella del mare: nel blu la terra e la realtà vengono inghiottite e resta solo l’assoluto, l’immateriale per eccellenza. Non serve altro.

“Essenziale, potenziale, spaziale, incommensurabile, vitale, statico, dinamico, assoluto, pneumatico, puro, prestigioso, meraviglioso, esasperante, instabile, esatto, sensibile, immateriale”, scrive Klein in alcune note manoscritte dopo aver brevettato il suo blu.

La grande novità risiede proprio nell’idea che per tutto questo basti un colore: niente linee, niente forme, niente cornici, niente materia ma solo una superficie dal colore così intenso da annullare tutto il resto.

Il desiderio dell’artista era quello di riuscire a mantenere la brillantezza e la tonalità del pigmento blu oltremare 1311: solitamente queste si perdevano una volta che la polvere veniva unita al legante. Accortosi che una resina, se opportunamente diluita, riusciva a mantenere la specificità del colore in polvere, nel 1955 egli brevetta l’IKB: l’unica tonalità di blu che da quel momento in poi avrebbe usato nelle sue opere.

La prima mostra personale coi monocromi è allestita a Parigi ma suscita il disappunto della critica, che non comprende l’intento dell’artista. Klein ritenta l’anno successivo, questa volta a Milano presso la Galleria Apollinaire, dove Piero Manzoni si dichiara entusiasta e Lucio Fontana acquista una delle undici tele blu, diventandone un collezionista.

La ricerca artistica di Yves, all’insegna di un infinito quasi spirituale, muove dal suo personale vissuto e dalle sue passioni: egli credeva nelle filosofie orientali, era vicino alle teorie iniziatiche e misteriche della Rosa-Croce e praticava judo ad altissimo livello (a Tokyo si dice che per la prima volta un francese eguagliò un giapponese nelle arti marziali). Dal suo essere visionario e dal suo costante affanno per vedere, capire e sentire oltre la realtà terrena e materiale nasce dunque il colore puro e perfetto.

Nel 2015, al Museo del Novecento di Milano all’ultimo piano dell’Arengario, sotto all’installazione ambientale Struttura al neon di Fontana viene collocata l’enorme distesa di Pigment pur dell’artista francese. Un effetto quanto mai assoluto: la polvere blu illuminata dal neon bianco sprigiona il valore simbolico dell’arte senza la necessità di passare attraverso altri mezzi estetici. Allo stesso modo alcune delle esecuzioni di body-art di Yves – come quelle in cui modelle nude dipinte di blu correvano a lasciare la loro sagoma su enormi teli bianchi – erano accompagnate da un’orchestra che intonava la Symphonie Monotone, una melodia composta dallo stesso artista e consistente nella ripetizione di un’unica nota per venti minuti.

Yves è riuscito a inventare un colore e ad affidargli tutta la forza espressiva dell’opera d’arte.

Il Monochrome bleu sans title è un esempio di come l’IKB possa creare l’illusione dell’infinito e dell’infinita contemplazione. Il suo blu elettrico è infatti ipnotico, cattura la mente e l’occhio e solo la visione dal vivo suscita nell’osservatore quel senso di profondità misterica che lo spinge oltre i limiti del contingente.

La genialità innovativa della mente visionaria di Klein consiste proprio nella convinzione che si possa racchiudere in un solo mezzo espressivo tutta la carica emotiva e simbolica dell’arte, cosa in cui nessun altro artista d’avanguardia è mai riuscito in modo così totalizzante.

Anna Nicolini

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