Frida: L’elogio fatale

Frida Kahlo è stata una delle protagoniste che ha avuto un grosso impatto nel suo e nel nostro tempo. È stata un’artista forte e intensa nella rappresentazione dei suoi pensieri. L’impatto dei suoi dipinti è sensazionale e questo si evidenzia soprattutto nelle opere del dolore. La sua malattia l’ha portata a molte sofferenze. Attraverso i suoi dipinti, riusciamo a rivivere le sue emozioni e sensazioni e a percepire le sue battaglie. Molte volte le sue opere hanno suscitato sentimenti di ribellione da parte del pubblico per una rappresentazione ritenuta eccessiva del concetto di dolore. Un esempio è il Suicidio di Dorothy Hale, dipinto che ha suscitato emozioni contrastanti. Eseguito nel 1939, racconta il suicidio dell’attrice Dorothy Hale che si gettò dal sedicesimo piano del grattacielo in cui alloggiava: l’Hampshire House di New York. Prima del suicidio, l’attrice statunitense, apprezzata nel mondo della recitazione, aveva indetto una festa per salutare parenti e amici in vista del lungo viaggio che l’aspettava. La prima persona che seppe della notizia del suicidio di Dorothy Hale fu l’amica ed editrice di Vanity Fair, Clare Booth Luce. Quando questa andò a visitare la mostra di Frida le loro strade si incrociarono. L’artista, avvicinandola, volle chiederle notizie della morte dell’amica e si propose di dipingere un quadro in onore dell’attrice scomparsa. Clare Booth Luce accettò, pensando che fosse una buona idea per alleviare il dolore della madre di Dorothy Hale. Ma alla consegna del dipinto, Clare Booth Luce fu delusa e scioccata perché l’opera non rispettava le sue aspettative e rappresentava la realtà cruda dell’accaduto. In un primo momento pensò di non restituirla e di distruggerla ma poi decise di coprire le iscrizioni esplicite, che si trovano sotto la donna sdraiata. Per Frida, il dipinto fu un tentativo di liberare dal tabù il tema del suicidio e rappresentare il dolore senza idealizzazione, in modo forte, vivo e crudo. 

Nell’opera, che si trova al Phoenix Art Museum in Arizona, l’attrice viene rappresentata tre volte in sequenza: dall’alto verso il basso, la figura aumenta di dimensione fino ad andare ad occupare la parte centrale del dipinto. Sullo sfondo del grattacielo, le nuvole danno un’impressione ancor più forte dell’altezza dell’edificio e dell’isolamento della stessa attrice prima di gettarsi dalla finestra.

Nella parte inferiore del quadro, al centro, giace il corpo dell’attrice, insanguinato. Indossa un vestito nero, su cui è appuntato un mazzo di piccole rose gialle. Lo scandalo del dipinto dipende proprio dalla presenza del cadavere, privo di un braccio e con gli occhi spalancati.

Un altro motivo di scalpore risiede nell’aver capovolto il concetto di retablo (ossia una grande pala d’altare inquadrata architettonicamente, che sta ad indicare un’immagine votiva a ricordo di una grazia ricevuta) rappresentando in questa forma la semplice realtà dei fatti: l’attrice che si lancia dal grattacielo. 

L’iscrizione, che si trova ai piedi dell’attrice, dà l’impressione di essere fatta con il sangue e reca le seguenti parole: “Nella città di New York il giorno 21 del mese di ottobre del 1938 alle sei del mattino si suicidò la signora DOROTHY HALE gettandosi da una finestra molto alta dell’edificio Hampshire House. In suo ricordo questo retablo avendolo eseguito. FRIDA KAHLO”. L’immagine assume il valore di una lapide che sottolinea la veridicità della realtà. 

“[…] Ho sempre dipinto la mia realtà, non i miei sogni” (Frida Kahlo).

Leila Ghoreifi

 

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