L’adoratore del sole

More – Di più ancora di più, presentato nel 1969, è il primo lungometraggio diretto dal regista franco-tedesco Barbet Schroeder. Il film, nonostante il budget molto esiguo, gode ancora oggi di una grande notorietà. Gli elementi su cui maggiormente si basa il successo della pellicola sono la bellezza delle immagini, prodotte dal maestro della fotografia Nestor Almendros, e l’eterea colonna sonora dei Pink Floyd, che contribuiscono a fare di More un film-manifesto di un’epoca.

Quella di More è la storia di Stefan Bruckner (Klaus Grünberg), un ragazzo di Lubecca che, terminati gli studi di matematica, si lascia alle spalle una la vita tradizionale borghese per poter cominciare a vivereLa strada lo conduce a Parigi, un ambiente molto più libertino rispetto a quello tedesco e qui, realizzando qualche furto con l’amico Charlie (Michel Chanderli), incontra Estelle (Mimsy Farmer) di cui si innamora follemente. I due partono alla volta di Ibiza, celebre meta per villeggiature a scopo psichedelico e, dopo aver rubato una grossa quantità di eroina allo spacciatore locale, il dr. Ernesto Wolfe (Heinz Engelman), si rifugiano in una casetta isolata nel sud dell’isola.

In questo locus amoenus, Stefan ed Estelle, raggiungono la felicità vivendo in completa simbiosi con la natura circostante e alternando il sesso ai trip spirituali. La tranquillità su questo paradiso terrestre però non è destinata a durare a lungo: ritornano i fantasmi del passato e con essi si sveglia la dipendenza dall’eroina. I due amanti non riescono più a controllare le proprie azioni, cominciano a perdere la cognizione del tempo e diventano sempre più trasparenti, andando incontro al tragico finale quasi come degli spettri.

More può essere considerato come l’immagine paradisiaca di un inferno possibile[1]: la grande sfida di Barbet Schroeder è infatti quella di rappresentare, attraverso l’esperienza cinematografica, il paradiso interiore che la droga può far esperire all’individuo. La chiave con cui il regista franco-tedesco vuole rispondere alla provocazione, è quella di trovare gli equivalenti visivi del profondo piacere prodotto dalle sostanze stupefacenti. La pellicola, infatti, è stata girata quasi interamente ad Ibiza, in uno scenario in cui alla forza sublime del mare, si abbraccia la bellezza primordiale di un paesaggio quasi acciecato dal sole. A questo scopo è stata fondamentale la collaborazione con il direttore della fotografia Nestor Almendros, che focalizzandosi pittoricamente sulle riprese è riuscito a dare a More un’aura stupefacente. Il binomio su cui Barbet Schroeder gioca all’interno del suo capolavoro riguarda sia il piacere sensuale eccitato dall’esperienza orgasmica dell’eroina sia la tragedia umana che ne scaturisce: diventarne schiavi.

La storia di More è anche quella di un giovane che va alla ricerca disperata del Sole, del suo calore, nonostante possa correre il rischio di bruciarsi le ali. Nel suo viaggio alla ricerca della vita, Stefan riconosce la luce del suo astro nella luminosità emanata da Estelle, rappresentata nella pellicola come una vera e propria femme fatale. Il personaggio interpretato da Mimsy Farmer, infatti, trova in quel paradiso creato con il compagno l’occasione di riconciliarsi con l’eroina, determinando così la fine di entrambi.

Il rapporto sentimentale tra i due protagonisti comincia quindi a vacillare, diventando via via sempre più masochistico. Il graduale disfacimento di questo legame amoroso, è il risultato di un volo troppo ambizioso che vedrà questo Icaro contemporaneo precipitare in mare avendo cercato, in quell’ultima pera, l’oblio, per aver voluto raggiungere l’irraggiungibile. 

Il destino di Stefan era destinato ad intessersi con quello degli adoratori del Sole, quei giovani di Calcutta che passano la vita ad adorare il Sole. Si siedono a gambe incrociate, completamente nudi e lo fissano tutto il giorno. Perdono presto la vista e dopo un anno avvizziscono come piante e muoiono: gli stessi giovani di cui parlava ad Estelle.

Simone Noris

[1] Barbet Schroeder, Nel cuore di More, in More (Di più ancora di più), Raro Video, 2013.

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