La visione distorta della realtà

Tra il 1907 e il 1908 l’artista Pablo Picasso dipinge Les Demoiselles d’Avignon, racchiudendo nel quadro l’essenza degli studi di anatomia sulla donna fatti nel corso della sua vita.

Les Demoiselles d’Avignon è un quadro che mostra forti contraddizioni: rappresenta cinque prostitute, in una casa di appuntamenti, distinte da una particolarità propria. Non a caso l’artista ha scelto come soggetto-protagonista delle donne: Picasso nel corso della sua vita conduce uno studio approfondito sulle donne e riporta sulle proprie tele le sue amanti. Un esempio è il caso di Head of a Woman (1909), uno dei grandi contributi di Picasso al movimento cubista, mentre un altro è proprio Les Demoiselles d’Avignon (1907), quadro simbolo del periodo parigino dell’artista. Nelle due opere Picasso vuole rappresentare una donna della sua vita come protagonista, l’amante Fernande Olivier, modella francese, che verrà ritratta in 60 dipinti e con cui Picasso avrà una storia che durò otto anni.

Les Demoiselles d’Avignon racchiude un altro elemento fondamentale: il voler rappresentare la realtà frammentata e ebbra paragonata alla vita non semplice delle prostitute, che vivono in una dimensione distorta dalla normalità. Questi dettagli vengono accentuati molto nella donna di profilo a sinistra o anche nella posizione della donna in basso a destra, con il viso sproporzionato rispetto alla norma.

L’artista riprende il modello classico di Le grandi bagnanti di Cézanne, anche se al primo sguardo gli spettatori non compresero il significato dell’opera, abituati ad un canone più classico e tradizionale. Infatti quando il quadro di Picasso fu esposto per la prima volta nel 1916, alla mostra di Arte Moderna di Parigi, fu criticato per il messaggio apportato.

Picasso, come anche Braque, cerca di seguire le regole indicate da una celebre lettera dello stesso Cézanne: “In natura tutto è modellato secondo tre moduli fondamentali: la sfera, il cono e il cilindro. Bisogna imparare a dipingere queste semplicissime figure, poi si potrà fare tutto ciò che si vuole” [1]. L’esigenza è di mostrare una realtà nel modo in cui la mente ne percepisce l’apparenza: alla realtà-visiva si sostituiscono la realtà-pensata e la realtà-creata.

Si accentua nel quadro il concetto di Cubismo analitico, ossia frammentazione delle forme e uso di colori spenti di un solo tono cromatico. La bellezza delle donne viene modificata, scomponendo e ricomponendo le figure in un ordine diverso dalla realtà percepita dallo spettatore stesso: il fascino delle donne si perde, vengono rappresentati dei mostri.

L’intento di Pablo Picasso è quello di rappresentare una realtà capovolta, la bellezza di queste cinque prostitute in una visione completamente differente, evidenziando la forte insoddisfazione nei confronti della cultura occidentale e facendo entrare in crisi il concetto stesso di cultura, intesa come sapere nozionistico, libresco e tradizionale.

Leila Ghoreifi

[1] Paul Cézanne, Lettera all’amico Emile Bernard del 15 Aprile 1904, Trattare la natura secondo il cilindro, la sfera, il cono.

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