L’attesa della vita al forte di montagna

Fotografia di Manuel Monfredini
Fotografia di Luca Torriani

Il deserto dei Tartari, uscito nel 1940, è il più celebre romanzo di Dino Buzzati, che con questo libro trasporta il lettore nello spazio onirico dell’inventata fortezza Bastiani, dove si consumerà la tragedia di Giovanni Drogo.

Quando Giovanni Drogo, protagonista del romanzo, diventa ufficiale, la fortezza Bastiani, dopo anni di inattività, ha perso la sua valenza strategica di protezione del regno dalle incursioni in arrivo dall’immenso e desolato “deserto dei Tartari”.

Assegnato a questo avamposto misconosciuto, il giovane ufficiale lascia la sua – non meglio precisata – città, e viaggia per qualche giorno a cavallo in attesa di veder spuntare la bandiera dalle torri del forte.

Appena arrivato Drogo si sente a disagio, annoiato e stranito dai precisi meccanismi che regolano la vita del forte: le ronde, i pasti, le riunioni degli ufficiali e le parole d’ordine quotidiane. Di fronte a questa monotonia resiste poco prima di chiedere un trasferimento ad un’altra fortezza più attiva e più importante.

Il comandante della fortezza lo convince a rimanere lì per sei mesi, al termine dei quali lui se ne potrà andare dove meglio crede. Inizia così il purgatorio di Drogo, che durerà finché la fortezza rimarrà lontana dagli scontri con i famigerati Tartari.

Durante questi primi sei mesi il sottotenente si abitua alla vita della fortezza, con la sua immutabile routine. Ogni tanto durante i suoi turni di guardia scruta l’orizzonte in cerca di un movimento, un alito, un nemico, ma il deserto rimane sempre tale.

La fortezza è popolata da tutta una serie di ufficiali che continuano a ripetere a Drogo di scappare da lì, di andarsene il prima possibile: lì, alla fortezza Bastiani, ci si perde la giovinezza. Il sottotenente sembra quasi ridacchiare di loro, forte del pensiero che tanto, quando vuole, lui può andare via.

Ma questo “andare via” sarà solo un miraggio per il sottotenente, che inizierà ad essere cullato dalle giornate monotone del forte, arrivando anche a dimenticarsi del resto del mondo.

Durante un breve ritorno in città, la distanza fra i due universi diventa lacerante e palese: Drogo vede i suoi coetanei alle feste, con le ragazze, pronti ad una carriera ben più rosea della sua. Ma questo mondo ormai non è più il suo, non riconosce più la città dove è cresciuto, solo la fortezza ormai è capace di accoglierlo.

Tornato alla fortezza il tempo si ferma, Drogo invecchia senza che mai nulla succeda, se non le solite cose. Guardare, scrutare il deserto ormai non gli interessa più, quello che conta per la sopravvivenza è la routine, il protocollo e i regolamenti.

La vera protagonista del romanzo di Buzzati è la montagna insieme alla sua fortezza. Qui, tra vallette scoscese e cime aguzze, il mondo scompare, lasciando gli abitanti della fortezza in uno stato di perenne trance. Il tempo viene piegato, sembra dilatarsi e restringersi, raggrumarsi intorno ad eventi minimi che spezzano la routine.

Ma mentre il tempo alla fortezza sembra non passare mai, Drogo invecchia, sale di grado, vede amici morire e altri andare in pensione. La montagna lo stringe a sé fino a quando ormai, vecchio e malato, non è costretto a tornare in pianura, perdendosi l’attacco dei tanto attesi Tartari.

Giordano Coccia

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