Il Monte Fuji: una bellezza del Giappone rurale

Fotografia di Filippo Ilderico

Le Trentasei vedute del Monte Fuji di Hokusai, realizzate tra il 1826 e il 1833 nel periodo ukiyo-e, rappresentano attraverso la quotidianità una delle bellezze del Giappone: il Monte Fuji.

Le Trentasei vedute del Monte Fuji di Hokusai sono una serie paesaggistica di stampe in stile ukiyo-e: si tratta in totale di quarantesei xilografie policrome, di cui le prime trentasei furono incluse nella pubblicazione originale e le altre dieci saranno aggiunte in seguito.

Il soggetto protagonista è proprio il monte Fuji, la montagna più alta del Giappone e considerata una delle “tre montagne sacre” del Paese insieme al monte Tate e al monte Haku. Questo monte, che attualmente è un vulcano attivo, ha ispirato molti artisti tra cui Hokusai con le sue Trentasei vedute del Monte Fuji.

In particolare, in queste quarantasei xilografie policrome, il Monte Fuji viene rappresentato in condizioni meteorologiche differenti e stagioni diverse, alternando i luoghi caratteristici del Giappone rurale del periodo ukiyo-e. All’interno di queste xilografie, è bene ricordare La grande onda di Kanagawa, opera esposta nella mostra del 2017 a Palazzo Reale dedicata ai tre artisti fondamentali del periodo ukiyo-e: Hokusai, Hiroshige e Utamaro.

Hokusai, insieme a Hiroshige e Utamaro, contribuì a diffondere l’arte giapponese del periodo ukiyo-e, che significa “mondo fluttuante” e che fiorì nella città Edo, corrispondente all’attuale Tokyo. Ciascuno di questi artisti indirizza la propria arte a una tematica specifica: per Hokusai, a essere predilette sono scene quotidiane, i cui protagonisti sono animali, soprattutto uccelli, e paesaggi, ma anche attori, cortigiane, lottatori, considerati membri dei ceti sociali minori.

Grazie alle Trentasei vedute del Monte Fuji, Hokusai diede un contributo importante nel rappresentare il Giappone e farlo conoscere in tutto il mondo. Le sue opere sono state fonte di ispirazione per gli impressionisti francesi che rimasero colpiti da due elementi importanti: gli accostamenti cromatici scelti dall’artista giapponese, e i soggetti rappresentati, nei quali si coglie la quotidianità dell’esistenza. In particolare, Van Gogh comprava molte di queste stampe giapponesi e vi trovava ispirazione per le sue opere.

Tra le Trentasei vedute, Il Fuji durante il tempo (Il Fuji rosso) è la seconda stampa e il Monte Fuji viene dipinto di un rosso bruno molto suggestivo, che diventa un marrone scuro sulla cima marcando così la maestosità di questo vulcano. I colori sono resi con l’equilibrio cromatico dell’azzurro del cielo e del verde del bosco, che fa nascere nello spettatore un senso di tranquillità. Nella terza stampa o Il temporale sotto la cima, invece, andando verso il basso il colore del monte da marrone diventa nero, ed esso viene lacerato da un fulmine di gigantesche dimensioni.

Il Fuji visto da sotto il ponte di Mannen a Fukagawa è la quarta stampa e rappresenta una scena completamente differente: si è a Fukagawa, città situata nella sottoprefettura di Sorachi sull’isola di Hokkaido, l’ultima delle otto prefetture dell’intero Giappone. Quello che in questa stampa cattura l’occhio dello spettatore è il ponte gremito di folla e le barche dei pescatori che solcano le acque. La relazione tra la natura e l’uomo è palpabile: tutto è giocato su una serie di equilibri di colore e di personaggi, che fanno trasparire la tranquillità della natura e un piccolo assaggio del Giappone rurale dell’epoca.

Leila Ghoreifi

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