The Scarlet Letter: rosso come sangue, rosso come passione

Nel 1854 lo scrittore statunitense Nathaniel Hawthorne firma la propria opera più influente, “The Scarlet Letter”, voce di un puritanesimo intollerante che punisce attraverso l’umiliazione di una singola lettera l’amore di una donna e neo mamma.

Interpretata secondo tre vie (cristiana, allegorica e patriottica), quest’opera mostra con le proprie vicende la conseguenza dell’adulterio, considerato dai puritani come uno dei peccati più imperdonabili e vergognosi, ma anche la visione interiore della trasgressione commessa da parte dei due amanti.

Hester, sposata con il fisicamente assente Chillingworth, si abbandona alla passione con il reverendo Dimmesdale, dando alla luce la piccola gioia e grande punizione della sua vita: Pearl.

In quanto peccatrice, la giovane madre è costretta a mostrare sul patibolo una “A” ricamata sulla propria veste, come simbolo stesso del termine “adulterio”, che l’accompagnerà per sempre.

La stessa lettera scarlatta richiama il colore che prenderà piede nella vicenda; sganciandosi dal suo elemento di “mera” tonalità diventa rappresentazione dei due mondi alla base del racconto: l’amore (e relativa passione) e il sangue (unito all’idea del dolore e della morte). Il rosso ha da sempre richiamato concetti sentimentali o viscosi, che tra le pagine del libro diventano le forze motrici di vicende le quali si snodano in un qualcosa che va ben oltre il semplice reato di adulterio.

L’amore è la dimostrazione più ampia della sfera affettiva, esteso a chiunque ma circoscritto in termini di “coppia” tra due persone; Hester è una donna caritatevole, coraggiosa e irrimediabilmente sola al fianco di un uomo lontano, Roger Chillingworth, immagine di cattiveria, freddezza e sadismo – nei confronti di Dimmesdale, come pura vendetta.

Invece, nel climax di emozioni, si vede la passione che lega Hester e Dimmesdale non come atto puramente corporeo, bensì sotto le vesti di una complicità e tenerezza che ha fatto innamorare i due “diversi”. La passione in questo caso non è eco del sesso, del piacere che si trae dal fisico, ma del concetto che i puritani attribuiscono al crimine di cuore come volgare prostituzione di una donna maritata.

È il concetto di pena ad aprire le porte a quelle che saranno le vicende della sanguisuga e del paziente, del dottor Chillingworth e di Dimmesdale. Chillingworth comprende e sa che l’uomo di Chiesa ha conosciuto il cuore e il corpo della sua donna e decide di nutrirsi di questo suo fardello, per provocare in lui una sofferenza d’animo quasi insopportabile. Dal canto suo, in quanto reverendo, Dimmesdale si aggrappa fortemente alla propria fede, procurandosi ferite tramite la pratica dell’autoflagellazione e riversando nel proprio sangue l’espiazione dell’irreversibile e irrimediabile peccato commesso.

All’interno del penultimo capitolo, la famiglia è pronta a lasciare Boston per trasferirsi in Inghilterra così da vivere finalmente sereni; ma il senso di colpa non abbandona lo spirito di Dimmesdale, il quale confessa a pubblica piazza il suo peccato mostrando il petto, e morendo tra le braccia della sua Hester.

La folla afferma di aver visto un segno rosso sul corpo del reverendo: questo stesso marchio potrebbe essere la raffigurazione del masochismo di Dimmesdale, o una probabile violenza fisica inflitta da Chillingworth. Tuttavia, più simbolicamente e suggestivamente, l’immagine della stessa lettera scarlatta che porta Hester potrebbe rappresentare un senso di colpa che ha vita propria, imprimendosi anche sul petto del complice, quasi ad indicare quanto i due siano indissolubilmente legati dal peccato.

Ne “La lettera scarlatta”, l’amore non trova il proprio lieto fine né la pace di cui dovrebbe essere portavoce; la passione viene invece demonizzata, sconfitta e schiacciata dal misfatto, dal castigo interiore, dal sangue che viene versato, da quello stesso sangue che unisce Dimmesdale ed Hester con la loro figlia Pearl.

Manuela Spinelli

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