La grande rasatura

Negli anni ’60 Hollywood è in profonda trasformazione: tra i movimenti underground e le correnti indipendenti, a farsi avanti sono giovani cinefili alla ricerca di nuove e inesplorate strade, sulla scia dei movimenti di contestazione generazionale. Il laureato, Gangster story e Easy rider sono solo alcuni dei film che, nelle scelte non solo tematiche, ma anche tecniche e produttive, ridefiniscono l’intero panorama cinematografico americano, aprendo le strade alla New Hollywood. Tra i “registi arrabbiati”, in lotta contro “i padri”, contro le istituzioni militari e la Guerra in Vietnam, c’è il venticinquenne Martin Scorsese, che nel 1967 firma il suo cortometraggio d’esordio, The Big Shave.

Il cortometraggio mostra un ragazzo che si rade la barba: quella che inizia come una scena normale, dopo qualche minuto si trasforma in una macabra autodistruzione, con il protagonista che man mano si dissangua nella più totale apatia. Il cortometraggio, nell’intento di denuncia di Scorsese, è la metafora dell’indifferenza delle istituzioni nei confronti del massacro dei giovani in Vietnam.

Dal punto di vista visivo, a raccontare la tragedia è l’accostamento di due colori significativi, il bianco e il rosso. Lo scenario, descritto dalle inquadrature iniziali, è completamente bianco, dalle pareti al soffitto, dai sanitari a tutti gli elementi che compongono il bagno, fino alla maglia che indossa il protagonista. Per la prima metà del corto, tutto è incredibilmente candido e pulito, fin quando, tra la schiuma da barba, si iniziano ad intravedere delle gocce di sangue. Pian piano il viso del ragazzo inizia a sporcarsi e, ad ogni passata di rasoio, fiotti sempre più abbondanti inondano non solo il suo corpo, ma anche il lavandino e il pavimento. Il rosso finisce così per dominare la scena ed è proprio con una schermata monocromatica che Scorsese sceglie di concludere l’opera.

Sul piano tematico, il film si inserisce perfettamente in quella corrente che vuole esprimere lo scoraggiamento di una generazione e la sua consapevolezza della necessità di un riscatto, di rivendicare la propria libertà. Rosso e bianco, purezza e violenza si incontrano per descrivere l’innocenza dei giovani americani, mandati a morire su un fronte senza speranze. A sottolinearlo è anche il brano swing extradiegetico, unico elemento sonoro che accompagna tutta la scena ma che con questa non ha alcuna relazione. Il contrasto tra musica e immagine rende la narrazione ancora più disturbante: è proprio per ossimori che Scorsese sceglie di rappresentare la sua visione dell’America di quegli anni, fatta di contraddizioni e incertezze.

Matilde Silvestri

 

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