Immersione nel mondo fluttuante

Il Blu di Prussia è un colore che ebbe una grandissima diffusione nel corso dei secoli. Basta pensare a Van Gogh e alla sua Notte Stellata, a Degas, che attinge agli schizzi presi dai Manga di Hokusai come modelli per le sue opere sul soggetto delle ballerine e delle donne al bagno, a Manet o a Tolouse-Lautrec, che riproduce nei suoi manifesti soggetti corrispondenti al Mondo Fluttuante, portando in primo piano singoli elementi a incorniciare l’intera scena proprio come Hiroshige faceva nei suoi paesaggi.

Nel Giappone dell’epoca Edo (1603-1868) si sviluppa la corrente artistica dell’ukiyoe. Il termine ukiyoe significa “mondo fluttuante” in riferimento alle immagini dove erano rappresentati i volti delle beltà femminili più desiderate e gli attori di teatro kabuki più famosi, come divi sul palcoscenico e dietro le quinte. Le immagini del Mondo Fluttuante trasmettevano le leggende, i racconti, le paure e i fantasmi di un popolo i cui valori stavano cambiando profondamente rispetto ai secoli precedenti.

La maggior parte delle stampe e delle xilografie contiene il blu di Prussia. Il termine Aizuri-e, letteralmente “immagini stampate in blu”, si riferisce solitamente alle xilografie giapponesi, stampate interamente o prevalentemente in blu. Questo termine può essere associato all’importazione del pigmento blu di Prussia dall’Europa a partire dagli anni Venti dell’Ottocento. Questo pigmento aveva un certo numero di vantaggi rispetto all’indaco o agli altri coloranti usati precedentemente per creare il blu. Fu utilizzato molto perché offre una maggiore gamma di tonalità ed è più resistente allo sbiadimento. Dimostrò inoltre di essere particolarmente efficace nell’esprimere profondità e distanza, fattore determinante nella sua diffusione e sviluppo. Analizzando l’opera La grande onda di Hokusai, che insieme a Hiroshige e a Utamaro è uno dei rappresentanti principali dell’ukiyoe, si nota la presenza forte e la pienezza del colore blu di Prussia.

L’opera è una xilografia di Hokusai Katsushika realizzata nel 1830-31 durante il periodo Edo. È la prima ed è una delle più celebri xilografie appartenenti alla serie “Trentasei vedute del monte Fuji”, elemento simbolo della pittura giapponese e caposaldo della nascita del Giapponismo nella seconda metà del XIX secolo. L’opera raffigura un’onda gigante che avvolge come un artiglio le due imbarcazioni e l’equipaggio. Sullo sfondo la forma conica del vulcano sacro, il Fuji, si staglia placida e imponente. Nell’insieme la sacralità della montagna e la forza prorompente dell’onda sono poste sullo stesso piano perché caratterizzate dall’uso dei colori bianco e blu, legati simbolicamente alle forze elementari del fuoco e dell’acqua. Tuttavia, il colore predominante rimane il blu di Prussia, che permette una resa più verosimile e suggestiva della profondità marina senza il bisogno di ricorrere alla prospettiva lineare.

Si è pensato che l’artista volesse rappresentare il forte sentimento di disagio della nazione, costretta a vivere circondata dall’acqua. Il monte Fuji, imperturbabile, osserva il misero destino degli uomini, travolti dalle profondità blu dell’ignoto.

Leila Ghoreifi

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