500 giorni, due colori

Non sempre ci si rende conto di quanto la scelta dei colori in un film possa cambiare la percezione dello spettatore nei confronti dei personaggi e dell’ambiente. In realtà i colori vengono selezionati accuratamente per ogni dettaglio, seguendone la psicologia e facendo in modo che chi guarda, senza nemmeno accorgersene, affidi delle particolari sensazioni ed emozioni a vari elementi all’interno del film. Alcuni registi usano questa tecnica come “marchio”: Tim Burton per esempio con i suoi colori cupi e inquietanti o Wes Anderson con le sue palettes pastello. In 500 giorni insieme (titolo originale 500 days of summer), film del 2009 diretto da Marc Webb, ai due protagonisti, Tom Hansen e Summer Finn (interpretati rispettivamente da Joseph Gordon-Levitt e Zooey Deschanel), vengono affidate due palettes di colori opposte.

Tom viene presentato come un ragazzo cresciuto col sogno del romanticismo in un’adolescenza trascorsa tra gli album degli Smiths e il film Il Laureato; un ragazzo che crede nel destino e nella possibilità che la vera felicità stia nel trovare l’amore. Summer ha dovuto affrontare in tenera età il dolore dato dal divorzio dei genitori, uscendone cinica e distaccata. È l’esatto opposto di Tom; pensa che l’amore e il destino siano invenzioni commerciali e invece che rincorrere per tutta la vita una felicità che non esiste, preferisce godersi la sua gioventù senza impegnarsi mai veramente con nessuno.

Tom e tutto il suo mondo – i suoi vestiti, il suo posto di lavoro, il suo appartamento – richiamano le sfumature calde del marrone, colore che viene associato alla fertilità e al calore della Terra, anche in qualità di Madre Natura: perciò ispira nello spettatore una sensazione di accoglienza e di apertura e in qualche modo gli fa provare un’intensa empatia per questo personaggio. Dall’altra parte a Summer sono affidati l’azzurro e le sue sfumature: la freddezza di questi colori sono in contrasto con quelli del protagonista e questo personaggio non fa altro che dimostrare la sua chiusura e il suo distaccamento. L’azzurro, infatti, viene associato al cielo, che è forse l’elemento più soggetto al desiderio umano e contemporaneamente più irraggiungibile. Da sempre associato alla spiritualità e al misticismo questo colore fa scaturire nello spettatore un senso di fascino e mistero, che è proprio quello che il protagonista del film vedrà in questa ragazza.

Attraverso questa finissima tecnica viene messo in risalto il contrasto tra i due personaggi già dai titoli di testa, dove vengono affiancati i video d’infanzia dei due. Prima l’occhio castano di un piccolo Tom, poi quello azzurro di Summer; da un lato Tom in un parco tra le foglie autunnali, dall’altro Summer in cappottino azzurro che tira dei pezzi di pane a delle anatre in un laghetto.

Un altro tipo di lavoro sui colori viene svolto nella scena in cui Tom, con pantaloni beige e cravatta color mattone, dopo il suo primo appuntamento con Summer, balla sul pezzo di Daryl Hall e John Oates You Make My Dreams Come True circondato da ballerini vestiti di azzurro. Un altro momento in cui balza all’occhio questa opposizione è una scena notturna in cui i due stanno dormendo separati, ognuno nel proprio appartamento, dopo aver avuto una discussione sulla natura della loro relazione; lo spettatore vede prima uno, poi l’altra guardare il telefono in attesa di una chiamata di riconciliazione. Ancora una volta l’ambiente circostante mette in risalto i mondi diversi di Tom e Summer. La camera del primo è avvolta da colori e luci calde, dalle lenzuola al pigiama indossato dal ragazzo; nella casa di Summer, invece, troviamo l’opposto. Lenzuola chiare, pareti turchesi e persino il telefono che guarda l’attrice è bianco e blu.

In questo film il colore viene usato come un utile supplemento per comprendere la psicologia dei due personaggi, creando due realtà perfettamente parallele che si sfiorano, ma non si potranno mai incontrare.

Elena Marras

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